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Freelancer - come riconoscere un cliente che ci creerà guai

January 27, 2017

I lavoratori autonomi - o freelance - godono di libertà impensabili per i normali lavoratori dipendenti: la possibilità di organizzarsi, di scegliere cosa fare e cosa rimandare, di sgattaiolare al bar dopo ore ed ore seduti davanti a uno schermo, di rispondere a una chiamata privata sul cellulare, silenziando il telefono fisso. Ma tutto questo a che prezzo?

 

Non si scopre l'America quando si dice che parte della giornata lavorativa di un freelance è dedicata - meglio dire, consacrata - alla produzione (lavoro manuale o intellettuale che sia), rispettando standard e prefissate scadenze. Un'altra fetta di quell'ideale torta che sono le otto ore lavorative (cifra simbolica, perché per un freelance possono arrivare a dodici o anche più) è fatta dalla estenuante ricerca di nuova clientela: invio di newsletter, telefonate, pubbliche relazioni su Linkedin. Tutt'altro che operazioni meccaniche: il libero professionista deve mettere in atto strategie di costruzione delle relazioni sempre più raffinate, che richiedono un approccio sempre più soft in un'epoca in cui siamo bersaglio di comunicazioni non richieste e in cui si rischia di confondersi col brusio dei mille post e messaggi.

 

Come se non bastasse, il freelance deve ritagliarsi una fetta di tempo - spesso consistente - per il famigerato recupero crediti. Lavori fatti, approvati ma non ancora pagati.

 

Spesso, alla radice di questi ritardi, c'è un rapporto di fiducia col cliente che, forte di una collaborazione di lunga data, pretende accondiscendenza e tempi comodi per il pagamento. Si aspetta sempre dei sì, perché ormai sente di aver acquisito dei diritti.

 

Ma attenzione: c'è un pericolo in questo tipo di rapporti: il cliente potrebbe fraintendere la nostra indulgenza per ingenuità e col tempo fare un gioco al rialzo: chiedere sempre di più, pagando sempre di meno e sempre meno puntualmente.

 

Pietra miliare nella costruzione dei rapporti a lungo termine è stabilire condizioni, per iscritto, sin dall'inizio della collaborazione. Quindi - solo a fronte di ordinativi che lo giustifichino - premiare con una scontistica o con incentivi. Che devono, per forza di cose, rappresentare un'eccezione rispetto a una NORMA. Linee ben tracciate, tra disponibilità e subalternità.

 

Ma se si presenta un nuovo cliente, da quali segnali riconoscere che è un cattivo pagatore? O che, generalmente parlando, creerà problemi (contestazioni cavillose, infinite rielaborazioni, eccetera)?

 

1. Si esprime in modo borioso e invadente, spesso millantando collaborazioni importanti e profilando grossi ordinativi ("se questo lavoro va bene, ci sarà molto da fare in futuro")

2. Alla ricezione del preventivo inizia a imporre una pesante scontistica. Un nostro "sì" oggi potrebbe significare un doloroso "divorzio lavorativo" domani

3. Fa commenti salaci, spesso confronti con la concorrenza, minacciando di rivolgersi a quest'ultima in caso di mancato accoglimento delle sue richieste.

4. Sul suo profilo Facebook ci sono pensieri, citazioni, molto radicali, che spesso esprimono rabbia e insoddisfazione, Attenzione ai post discordanti: si è in presenza di un probabile manipolatore.

5. Il suo sito non esibisce credenziali. Per quali clienti ha già lavorato?

6. Le sue richieste sono generiche e poco focalizzate: sta procedendo per tentativi, pronti a cassare le vostre proposte senza addurre indicazioni migliorative specifiche

7. Dalle sue domande, e dal modo di parlare, desumete che si sta improvvisando nel settore in cui dice di operare. Sfoggia termini specialistici ma nell'insieme il suo comunicare è farraginoso e debolmente coerente.

8. Quando e se accetta di versarvi un acconto vi chiede di usare metodi di pagamento non convenzionali (postepay). Meglio il bonifico, avendo cura che il conto sia associato alla società di cui sostiene di essere titolare (una visura, in caso di sospetti, non guasta).

 

Già questi segnali dovrebbero scongiurare l'avvio di una relazione pericolosa con un cliente insolvente o difficile. Ma i malintenzionati (usurpatori dell'altrui creatività e fatica) si fanno sempre più ingegnosi. Bisogna, di rimando, acuire i sensi. Quali punti aggiungereste a quelli già elencati? Cosa vi ha insegnato l'esperienza?

 

Se trovate utile l'articolo, condividete e commentate su Linkedin.

 

 

 

 

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