Essere scagliati nel mondo

"Siamo cosa facciamo di quello che ci hanno fatto".


Martin Heidegerr (1889-1976) introduce il concetto di essere "gettati nel mondo". Nasciamo in una data condizione economica, culturale, sociale. Questo "ci hanno fatto", questo posto ci hanno assegnato: di quello che ci è dato - e a partire da quello - dobbiamo farne qualcosa; diventando qualcuno, anzi, essere noi.


Dare valore a quel (poco) che si ha, arricchendolo di giorno in giorno.


Mio padre non è stato un grande oratore: aveva una cantilena biascicata e sgraziata, uno dei motivi per cui ha rinunciato all'insegnamento, per deviare verso una strada impervia: la pittura.


Precariato, instabilità, orizzonti tremuli e incerti.


Nel corso dei suoi quasi 80 anni, ha acquistato una casa dignitosa, mettendo due figli sotto il tetto della vita.


La sua ricchezza è stata non poter fare a meno di dipingere, mattina e sera. Mai noia.


Nacque qualche anno prima della guerra, in una famiglia di 7 figli. Fu mandato a studiare ad Assisi dai frati conventuali, poi ha fatto l'Istituto d'Arte a Bari, quindi l'Accademia a Napoli, tra mille difficoltà.


Ha trovato il suo senso.


Che cosa mi ha insegnato il suo passaggio nel mondo?


Da quel poco che abbiamo, dobbiamo costruire il nostro tutto. Che non deve assomigliare per forza al tutto degli altri.


Perché forse felicità non è allegria ma direzione.

Completezza.




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