La paura di parlare in pubblico

Parlare in pubblico. Xanax: sempre sia lodato. Ma cos'è che fondamentalmente ci preoccupa? Cos'è che tanto ci destabilizza? Le risposte: tanto nebulose quanto imperscrutabili nella loro insondabilità. All'avvicinarsi di una presentazione in pubblico, nella nostra mente iniziano a stagliarsi tra i più apocalittici degli scenari: incespicare su qualche gradino, inciampare su qualche sillaba, fare una gaffe che il principe Carlo d'Inghilterra in confronto è un dilettante... Da voiceover talent, ossia da "voce per i media" (per non cedere alla diffusa anglofilia), sono abituato a parlare nel chiuso di una cabina di registrazione, insonorizzata, lontana dal mondo, vivendo una forma rassicurante d

La brevimiranza ossia il pensiero corto

Ieri un articolo mi ha fatto riflettere sulla "brevemiranza" delle azioni umane. Siamo seduti sul divano, subendo un concitato talk show in cui le controparti danno luogo a un florilegio di insulti e di accuse reciproche. Dei gradienti semantici relativi al "vedere", non userei né "guardare" né "osservare": direi "assistere" a delle immagini, tanto alto è il grado di passività con cui fruiamo dell'elettrodomestico tv. Ad ogni modo, seppur in sovrappensiero, udiamo l'inspiegabile cigolio di una porta: ci alziamo di soprassalto e il nostro cuore comincia a rombarci dentro, ritmicamente. Il vento? il gatto? Un ladro? Chi sarà? Niente, era solo il vento. Qualche finestra di troppo aperta,

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