L'arte della pazienza

La pazienza. In un mondo strabordante di stimoli, in un web in cui le pubblicità si possono "skippare" già dopo qualche secondo, la pazienza è una virtù sempre meno celebrata. La nostra capacità di prestare attenzione è sempre più appiattita verso la reazione d'impulso: si scorrono profili su Tinder e a colpo d'occhio o si mette un like o si passa avanti. Si leggono frettolosamente le email e se queste, già dalle prime righe (forse parole), non mettono in evidenza un vantaggio, il loro destino è il cestino. E, spesso, tale vantaggio è solo un’esca (il click-bait). Eppure la pazienza è valore. Anche nelle relazioni interpersonali. Ad esempio ci sono persone che, deliberatamente, ci inducono a reagire in maniera scomposta, per trarre poi vantaggio dalla nostra retroazione (non solo verbale). Spesso tali individui tramano una serie di provocazioni allo scopo di saggiare un nervo scoperto, una zona sensibile della psicologia altrui, su cui subdolamente operare ("Visto che hai alzato la voce, a questo punto mi vedo costretto a..."). In qualità di vittime, quando stuzzicati e fatti oggetto di urticanti allusioni, anziché caricare a testa bassa e innescare un escalation di rabbia, la pazienza disorienta, non offre bersagli, non presta il fianco. Ritorna la saggezza orientale che sentenzia "abbi la forma dell'acqua". In un mondo che ci porta a reagire (e che ci ritorce contro la nostra reazione) la pazienza può essere lucidità di visione. Pensare anziché essere pensati.


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